Banche e Decreto liquidità

Decreto liquidità: quando le banche sistemano i conti a danno dei clienti con garanzie statali a loro vantaggio

Mentre il sistema bancario richiede lo scudo penale al fine di poter accelerare sull’erogazione dei prestiti alle imprese di cui al Decreto Legge Liquidità dell’8 aprile scorso al fine di evitare responsabilità delle banche nel caso in cui i soggetti destinatari del credito dovessero incorrere in una procedura fallimentare a causa dell’aggravamento della loro posizione proprio alla luce della misura di “sostegno” concessa, dall’altra ci si trova con i due maggiori istituti bancari italiani (Intesa e Unicredit) che non hanno perso tempo a promuovere le nuove misure di finanziamento alla condizione, nemmeno tanto celata, di ripianare da parte del cliente le esposizioni già in essere. Tradotto: con il credito garantito sino al 100% dallo Stato ed erogato a fronte dell’emergenza Coronavirus che la banca concede, il cliente viene indotto a chiudere posizioni pregresse non garantite con lo stesso istituto. Pertanto la banca risana le posizioni più critiche con affidamenti garantiti e il cliente, anzichè beneficiare della nuova liquidità per far fronte alle necessità determinate dall’emergenza Coronavirus, continua a trovarsi senza soldi!

E’ intervenuta subito l’Abi redarguendo su tali condotte; le due banche hanno immediatamente corretto i banner promozionali sui loro siti ma nessuna ulteriore garanzia è stata prestata sul fatto che anche agli sportelli bancari non verrà fatto questo tipo di moral suasion al cliente con il risultato assurdo che alla fine della storia l’unica a sistemarsi veramente sia la banca e non il cliente…oggi in grave crisi di liquidità. L’unica certezza è lo scudo penale che ora vogliono le banche…pena…la difficoltà nell’erogare credito. Evidente però è l’illegittimità di tale condotta come già stabilito da una importantissima pronuncia della Corte di Cassazione  del 10.02.2020 e quindi ecco la proposta di Consumatori Attivi: l’art. 1, comma 2 lettera n del d.l. 23 dell’8.04.20 stabilisce quale condizione per l’erogazione del finanziamento che lo stesso, coperto dalla garanzia statale, debba “essere destinato a sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia, come documentato e attestato dal rappresentante legale dell’impresa beneficiaria”.

In sede di conversione del predetto decreto legge chiediamo che venga inserito un emendamento che preveda l’erogazione del finanziamento “Covid” su un conto dedicato avente le caratteristiche, finalità e funzioni di un conto corrente in “trust”, cioè vincolato, non aggredibile da terzi e non utilizzabile per l’estinzione di debiti bancari pregressi. Diversamente…seguiranno lunghe ed interminabili cause per far valere le ragioni di imprenditori che forse, all’epoca del deposito della sentenza…si saranno trovati ad aver già chiuso la loro attività menter le banche continueranno sempre e comunque a presentare fulgidi e mirabolanti bilanci con utili da capogiro. 

Mentre il sistema bancario richiede lo scudo penale al fine di poter accelerare sull’erogazione dei prestiti alle imprese di cui al Decreto Legge Liquidità dell’8 aprile scorso al fine di evitare responsabilità delle banche nel caso in cui i soggetti destinatari del credito dovessero incorrere in una procedura fallimentare a causa dell’aggravamento della loro posizione proprio alla luce della misura di “sostegno” concessa, dall’altra ci si trova con i due maggiori istituti bancari italiani (Intesa e Unicredit) che non hanno perso tempo a promuovere le nuove misure di finanziamento alla condizione, nemmeno tanto celata, di ripianare da parte del cliente le esposizioni già in essere. Tradotto: con il credito garantito sino al 100% dallo Stato ed erogato a fronte dell’emergenza Coronavirus che la banca concede, il cliente viene indotto a chiudere posizioni pregresse non garantite con lo stesso istituto. Pertanto la banca risana le posizioni più critiche con affidamenti garantiti e il cliente, anzichè beneficiare della nuova liquidità per far fronte alle necessità determinate dall’emergenza Coronavirus, continua a trovarsi senza soldi! E’ intervenuta subito l’Abi redarguendo su tali condotte; le due banche hanno immediatamente corretto i banner promozionali sui loro siti ma nessuna ulteriore garanzia è stata prestata sul fatto che anche agli sportelli bancari non verrà fatto questo tipo di moral suasion al clientecon il risultato assurdo che alla fine della storia l’unica a sistemarsi veramente sia la banca e non il cliente…oggi in grave crisi di liquidità. L’unica certezza è lo scudo penale che ora vogliono le banche…pena…la difficoltà nell’erogare credito. Evidente però è l’illegittimità di tale condotta come già stabilito da una importantissima pronuncia della Corte di Cassazione  del 10.02.2020 e quindi ecco la proposta di Consumatori Attivi: l’art. 1, comma 2 lettera n del d.l. 23 dell’8.04.20 stabilisce quale condizione per l’erogazione del finanziamento che lo stesso, coperto dalla garanzia statale, debba “essere destinato a sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia, come documentato e attestato dal rappresentante legale dell’impresa beneficiaria”. In sede di conversione del predetto decreto legge chiediamo che venga inserito un emendamento che preveda l’erogazione del finanziamento “Covid” su un conto dedicato avente le caratteristiche, finalità e funzioni di un conto corrente in “trust”, cioè vincolato, non aggredibile da terzi e non utilizzabile per l’estinzione di debiti bancari pregressi.

Diversamente…seguiranno lunghe ed interminabili cause per far valere le ragioni di imprenditori che forse, all’epoca del deposito della sentenza…si saranno trovati ad aver già chiuso la loro attività menter le banche continueranno sempre e comunque a presentare fulgidi e mirabolanti bilanci con utili da capogiro. 

Come sempre contattate info@consumatoriattivi.it o il tel. 3473092244.

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