Smart work: primi passi

SMART WORKING – COME APPROCCIARLO CORRETTAMENTE

Smart working è un concetto molto ampio. Vuole essere un modo più proficuo di lavorare utilizzando la tecnologia. E’ un concetto strettamente correlato al telelavoro, anche se le due cose sono piuttosto differenti tra loro. Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato finalizzato al raggiungimento di obiettivi; caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali nel senso che lo “smartworker” può lavorare in maniera flessibile quando vuole e dove vuole, in aeroporto, al bar, al parco, eccetera grazie all’uso dei moderni strumenti informatici oggi a disposizione. Diverso invece il concetto di telelavoro il quale sempre facendo uso della tecnologia prevede però regole molto più rigide come rispettare un orario di lavoro e un luogo fisso di lavoro che in genere è la propria casa. In sostanza il lavoro viene traslato da un luogo ad un altro mantenendo lo stesso assetto organizzativo. E quindi ci si aspetta gli stessi risultati del luogo primario.

Se vogliamo gli studenti che in questo periodo sono e saranno costretti a studiare da casa a causa dell’emergenza sanitaria, possiamo definirli tele-studenti più che smartworker.

Vorrei dare qualche breve consiglio sulle modalità del lavoro da casa e che sono di due tipi: uno logistico e l’altro tecnologico. Per quello logistico indicherei di attrezzare una stanza apposita con scrivania e ottima illuminazione. Evitare assolutamente di lavorare dal divano, in cucina o a letto. Riguardo la tecnologia è auspicabile dotarsi di un computer recente preparato appositamente per questo compito o farselo preparare da un tecnico specializzato oppure, ancor meglio farselo configurare appositamente dall’azienda se siamo dei lavoratori….ma, soprattutto dotarsi di tutti i crismi di sicurezza. Senza un’opportuna configurazione del nostro pc per una adeguata connessione remota rischiamo seriamente di mettere in ballo i nostri dati sensibili, la nostra privacy ed anche i dati dell’azienda per la quale lavoriamo se non opportunamente mantenuti sicuri e protetti…. In questi ultimi periodi gli attacchi informatici si sono accentuati considerevolmente sia in intensità che in efficacia, con un tasso di aggressività molto elevato.

E’ opportuno disporre o farsi predisporre strumenti di collaborazione affidabili per garantire la sicurezza di tutti. È importante tenere a mente che dietro un’azienda o un istituto scolastico che ha deciso, o è costretta, ad abbracciare il fenomeno dello smart working c’è sempre un dipartimento IT o delle persone che lavorano sodo per fornire assistenza e soluzioni per la sincronizzazione e la condivisione dei file in totale sicurezza.


In concreto tutto questo si può tradurre in cinque macro-azioni da intraprendere per un utilizzo della tecnologia in smart working, anche se molte altre attenzioni sarebbe importante adottare:

1. Mettere in sicurezza i computer che si collegheranno ad una rete aziendale.
Molti dei computer casalinghi non hanno una suite di sicurezza informatica (antivirus, ecc.) e usano la protezione di base di Windows 10 e sicuramente alcuni avranno ancora delle macchine basate su Windows 7 (messo ormai fuori corso da Microsoft e non più sicuro). Quantomeno assicurarsi che il proprio sistema operativo sia aggiornato. Gli antivirus gratuiti scaricati da internet non sono sufficienti per garantire la sicurezza.

2. Mettere in sicurezza i collegamenti tra il computer remoto e l’azienda.
Le aziende devono prevedere un modo sicuro per far accedere i dipendenti dall’esterno. Il minimo da fare è configurare una VPN interna all’azienda in modo che i dati che transitano siano non intercettabili anche se il computer remoto viene usato su reti Wi-Fi poco sicure. Anche il router di casa dovrebbe essere aggiornato, una operazione questa non alla portata di tutti.

3. Limitare il numero di persone che può accedere alla rete dall’esterno.
La cosa migliore da fare sarebbe quella di predisporre tutta una serie di accessi dedicati per chi non usa abitualmente la rete da remoto. In questo modo si possono identificare eventuali compromissioni e intrusioni informatiche se si dovessero verificare due accessi contemporanei con le stesse credenziali o se chi accede cambia l’ip di riferimento o la sua posizione geografica o il dispositivo usato.

4. Fare almeno un breve corso sulle basi della sicurezza informatica nel lavoro da remoto.
Informarsi sui possibili rischi ai quali si va incontro non adottando le dovute misure e un’adeguata e corretta operatività. Non lasciare mai in vista foglietti con su scritto password, numeri di telefono, indirizzi email, o altre informazioni sensibili o documenti a portata di videocamera.

5. Scegliere o farsi consigliare da un esperto, con attenzione il software da usare in remoto.
Non affidarsi ad App sconosciute scaricate al momento per far fronte all’emergenza. Nei mesi passati sono emersi molti casi di software VPN che “spiavano” gli utilizzatori o di programmi per videoconferenza con scarsa attenzione alla sicurezza. Fare una ricerca attenta prima di scegliere gli strumenti da usare.

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