Stop Violenza su operatori sanitari, Stop Violenza

Ogni anno 4000 aggressioni sul posto di lavoro, il 30% a personale medico infermieristico, 1200 casi di cui il 70% donne (a sottolineare la viltà di chi compie la violenza), il 72% di tutti questi casi al sud e nelle isole.

I numeri di questo odioso fenomeno sono tutti qui. Una escalation che sta ormai coinvolgendo anche la nostra terra viaggiando sulle onde delle emulazioni, delle fake news e delle impunità.

Ci siamo trovati in Regione coinvolti per un confronto tra le parti interessate, organizzato dal consigliere regionale Simona Liguori.

Assieme a noi di Consumatori Attivi, gli ordini professionali dei medici, del personale assistenziale ed infermieristico, professionisti, medici, operatori particolarmente sensibili all’argomento, rappresentanti di altre associazioni dei consumatori. Tutti operanti sul territorio.

Ognuno porta un suo contributo alla discussione

Le cifre descritte dal dr Vito Cortese e dal dr Stefano Giglio sono allarmanti. Le persone paiono sempre meno tolleranti verso i simili, arrabbiate contro le istituzioni, aizzate da mezzi di informazione e da esempi negativi. La società sta innegabilmente degradando.

Il Dr Maurizio Rocco non si limita a descrivere il problema, ma propone delle soluzioni per contenerlo descrivendo le fasi che precedono lo “scontro” verbale che diventa fisico nel 32% dei casi. Essenziale è bloccare la progressione della violenza prima dell’attacco. Il personale medico deve essere formato sulle dinamiche mentali dell’utente. E su come comportarsi per inibirle e nel caso salvaguardarsi.

Presenza di presidi di ordine può sicuramente aiutare. Visualizzare una guardia, magari alta e robusta raffredda qualsiasi propensione alla violenza. Soprattutto in situazioni di forte concentrazione di persone e disagio, come è assolutamente un Pronto Soccorso. Non si può pensare che l’operatore sanitario in emergenza possa pensare a più cose assieme. Deve essere concentrato sulla persona in cura e gestirla in sicurezza.

Il ciittadino deve imparare, deve saper distinguere un banale raffreddore, una distorsione, una manifestazione di una banale patologia, da casistiche che necessitano un trattamento d’urgenza. senza intasare i luoghi deputati ad accogliere l’emergenza.

Le soluzioni? Poche. Progetti e disegni di legge (il 867) curano i sintomi.

Necessita agire sul futuro, sulla educazione dell’essere umano al rispetto delle professionalità e del lavoro, ma bisogna iniziare. Qui la scuola ha una grande responsabilità, corsi ed incontri di sensibilizzazione civica e formazione ad interventi di base, almeno da indirizzare le nuove generazioni e migliorare la percezione del futuro.

Da parte consumatori portiamo casi reali di una malasanità in aumento, casi che fanno più rumore di quelli di una sanità eccellente.

Di fatto esistono meccanismi mentali, fattori che scatenano la violenza. Il cittadino reagisce nella maniera peggiore a situazioni di difficoltà economiche e disagio fisico che alterano lo stato di lucidità del paziente e dei parenti, rileva la mancanza di riferimenti umani dai quali avere risposte ed accentua anche solo una percepita disorganizzazione o maleducazione del servizio pubblico, non può capire la controparte che vede personale medico operativo sempre sotto organico, sottoposto a turnazione estrema o la Sanità che deve fare i conti con budget risicati ed esigenze manageriali

La speranza è di ritrovarsi a discutere di progetti e soluzioni avviate. Con numeri e percentuali in controtendenza alla attuale. Una fase finalmente positiva e di pace sociale, ci si batte per questo.