Pagamento con Bancomat: cosa fare se l’esercente si rifiuta.

Pagamento con bancomat: e se l’esercente si rifiuta? Quali rimedi?

Il pagamento tramite bancomat rappresenta un tema caldo nell’ambito della lotta all’evasione fiscale. L’obbligo di accettare il pagamento in oggetto da parte di negozi e professionisti (ossia coloro che svolgono prestazioni di servizi) sussiste dal decreto legge n. 179 del 2012, successivamente la legge di stabilità del 2016 ha riconosciuto il vincolo per i commercianti ed i professionisti anche con riferimento alle carte di credito, oltre che di debito, e anche per importi inferiori ai 5 euro, a meno che non esista una oggettiva impossibilità tecnica nell’effettuare l’operazione.

A fronte della citata obbligatorietà sancita per legge, quali sono le sanzioni previste per chi non accetta pagamenti tramite Pos? Questa tipologia di pagamenti tende oggi ad essere limitata per due motivazioni: la prima, di carattere psicologico, è determinata dall’esigenza di molti di possedere e di toccare con mano il denaro; la seconda, la più importante, riguarda l’esigenza di rendere i trasferimenti per nulla tracciabili. Per combattere tale malcostume, largamente diffuso in Italia, il governo Gentiloni, tramite decreto, nel 2018 aveva cercato di stabilire una sanzione pari a 30 euro nel caso in cui gli esercenti di attività commerciali o i professionisti avessero rifiutato  il pagamento con carta di credito. Nello specifico il decreto ha recepito l’art. 693 del codice penale che prevede che chiunque non accetti il pagamento attraverso monete aventi corso legale nello Stato è soggetto ad una sanzione amministrativa fino a 30 euro.

In sostanza si è pensato di equiparare il professionista commerciante sprovvisto di Pos, al soggetto che rifiuta di accettare il pagamento tramite denaro contante. Ma il parere del 1° giugno 2018 dei giudici del Consiglio di Stato ha sottolineato forti dubbi sulla costituzionalità della sanzione in oggetto sancendo espressamente che “non è condivisibile sul versante strettamente giuridico in quanto nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione”. I giudici di Palazzo Spada hanno inoltre aggiunto che “la determinazione dell’entità della sanzione costituisca un elemento essenziale della fattispecie non integrabile su base regolamentare”. Da ciò si può comprendere che, conformemente all’art. 23 della Costituzione, in base al quale “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”, la sanzione deve essere stabilita da una norma specifica, non essendo sufficiente il decreto sopramenzionato.

In considerazione di quanto sin qui detto, sorge spontaneo il quesito: che fare allora qualora il negozio, immotivatamente, rifiuta il pagamento con carta di credito? Nel caso in cui vi sia il timore che il rifiuto sia un pretesto per nascondere una situazione di evasione fiscale, ciò che si deve fare è segnalare l’accaduto all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di finanza, affinché possano essere effettuati i necessari controlli che concretamente verifichino se sia stato o meno posto in essere un comportamento illecito, quindi contrario alla legge che ha disposto l’obbligatorietà dei Pos.

In conclusione è ovvio che l’assenza di una legge che preveda una sanzione in materia determina una situazione di autogestione fra i commercianti ed i professionisti, la quale non favorisce di certo una seria lotta all’evasione fiscale. Pertanto è indubbio che tale settore richieda il dovuto interesse da parte del legislatore al fine di agevolare la tracciabilità dei pagamenti.

Per ogni necessità restiamo a disposizione. Chiamateci al tel. 04321721212 oppure al cel. 3473092244 oppure scriveteci una e-mail a info@consumatoriattivi.it.

dr. Mattia Zuccolo

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